Pubblicato da: antonio | lunedì, 12 settembre, 2011

PROSEGUE IL SERRATO DIBATTITO SULL’ISTITUTO COMPRENSIVO

di Antonio Caporaso per “IL SANNIO QUOTIDIANO”
Prende sempre più i canoni di un serio caso regionale la situazione nella quale si presenta l’Istituto Comprensivo di Cautano. Ricordiamo che la realtà scolastica ha una dirigenza nella quale mancano i funzionari e il corpo docenti si trova nella tragicomica situazione di doversi autogestire. Abbiamo voluto sentire il sindacalista e professore Enrico Macrì, che dopo aver letto l’articolo/denuncia di ieri ci ha prontamente contattato per una chiacchierata. ‘Stiamo investendo sul vostro futuro’. Oggi è da definirsi paradossale la scritta che si legge a lettere cubitali davanti l’Istituto Comprensivo di Cautano. Perché? “Semplicemente perché il suddetto istituto è senza un dirigente scolastico, un dirigente dei sevizi generali ed amministrativi, con uno staff di segreteria di una sola unità (tra l’altro assente per malattia), collaboratori scolastici che svolgono anche mansioni amministrative, con docenti che, tra qualche giorno, devono avviare l’anno scolastico e sono nella più angosciosa delle situazioni: senza alcuna organizzazione del lavoro, privi di qualsiasi registro (personale e di classe) e di strumento didattico che, con grande spirito di abnegazione, cercano di sopperire e gestire in qualche modo, una situazione insostenibile”. Il problema di Cautano è quello di tante piccole realtà del Sannio. “Siamo al marasma generale, non c’è modo per uscirne fuori, si sopravvive e si cerca di tirare avanti, vivendo alla giornata senza alcuna prospettiva, senza alcun ‘investimento nel futuro’. Cercare un colpevole è molto semplice, difficile è trovare la soluzione. Eppure tutti noi cittadini paghiamo le ‘tasse’ affinché lo Stato possa provvedere a fornirci i servizi necessari, li paghiamo noi del sud e dislocati in territori piccoli ed angusti e li pagano quelli del nord, dei grossi agglomerati urbani, delle copiose realtà sociali. Eppure vi è un trattamento completamente diverso: agli uni si fanno pagare le tasse senza fornire alcun servizio, mentre agli altri si fanno pagare allo stesso modo con un trattamento migliore”. Macrì si definisce molto affranto e abbattuto da una situazione come questa: “Quello che sta accadendo è moralmente ingiusto ed iniquo, si cerca in tutti i modi di creare una situazione di cittadini di serie A e cittadini di serie B. Ma dove stiamo vivendo! Che Paese è mai questo? Cosa dice tutta la popolazione sannita, cosa dicono le famiglie, deturpate dal più sacrosanto dei diritti civili? Cosa dicono le istituzioni locali, fortemente penalizzate da tutto ciò che ha a che fare con l’impossibilità di fornire servizi adeguati alla propria cittadinanza? Cosa dicono i nostri ragazzi?”. Si va sempre più verso un accentramento, o per meglio dire la creazione di un grosso polo scolastico (o di alcuni), ove tutta la popolazione scolastica sannita confluisce per avere il più sacrosanto dei diritti civili: l’istruzione. “Si tende, con la logica del risparmio statale a tagliare posti e strutture nei piccoli centri, non tenendo assolutamente in conto del contesto disagevole del territorio, sia da un punto di vista orografico e sia infrastrutturale. Come può uno del provincia ricevere lo stesso servizio di uno che abita a Benevento, pagando le stesse ‘tasse’? Vorrei fare un esempio, c’è un alunno di Benevento che si alza la mattina alle ore sette e trenta, si reca a scuola alle otto, svolge la sua attività di studente e massimo alle tredici e trenta, ritorna tranquillamente a casa, avendo a disposizione tutto il pomeriggio per organizzare le sue ‘cose’; c’è, invece, l’alunno della provincia che si alza alle cinque e trenta, prende il pullman alle sei, per raggiungere la scuola alle sette e trenta e dopo aver svolto la propria attività scolastica, riprende il pullman alle ore due e ritorna a casa alle ore quindici e trenta, se tutto va bene ecc. In più, l’alunno del provincia paga l’abbonamento mensile di circa settanta e/o ottanta euro, per un costo complessivo pari a quasi settecento euro, fondamentalmente una ‘tassa occulta’. Questo esempio rappresenta un caso emblematico, però ve ne sono tantissimi nel nostro territorio. Le due situazioni dimostrano l’agio da parte dell’uno ed il disagio materiale ed economico che vive l’altro, eppure ambedue sono contribuenti dello Stato italiano che pagano le stesse tasse”. Che fare? “Mobilitarci tutti, dalle istituzioni locali con in testa i sindaci, pienamente consapevoli della gravità della situazione, e diffondere questo deprecabile disagio, le famiglie che vengano lese nei loro diritti e, soprattutto, i giovani, cui è precluso il futuro. Tutto ciò conduce a pensare e ragionare che i nostri governanti devono finirla di giocare alla politica, ma devono fare la politica venendo incontro alle esigenze delle comunità e dei territori, capire i problemi e trovare le soluzioni perché sono pagati per questo e solo per questo”.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Categorie

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: