Posted by: antonio | 17/10/2007

Ienga: la Cloaca Maxima dei nostri paesi( da www.ilfiglianesaro.wordpress.com/)

di E. Coli

Normativa sulle acque 152\1999, art 2, punto z: “inquinamento: lo scarico effettuato direttamente o indirettamente dall’uomo nell’ambiente idrico di sostanze o di energia le cui conseguenze siano tali da mettere in pericolo la salute umana, nuocere alle risorse viventi e al sistema ecologico idrico, compromettere le attrattive o ostacolare altri usi legittimi delle acque”.

E’ questo il problema che attraversa, come una profonda ferita, la nostra valle, in tutta la sua lunghezza, ovvero in tutta la lunghezza del torrente Ienga, il destinatario delle nostre reti fognarie, la Cloaca Maxima dei nostri paesi.

In Italia abbiamo pensato bene di dare una definizione al problema, senza individuare una via veramente efficace di risolverlo; e se questa via esiste (152\1999) come al solito la ignoriamo.
Dico “noi”, perché la cosa eccezionale dei nostri paesi, e della nostra Regione, è la capacità che abbiamo tutti di affrontare il problema ambiente con eterna indifferenza, abituati, ormai, da anni di cassonetti strapieni e discariche ovunque.
Tornando al torrente Ienga, non servono analisi accurate, comunque previste dalla legge ma mai effettuate, per capire che i livelli di inquinamento sono ai massimi storici, alla faccia dei ricordi di quei foglianesari che, da bambini, potevano ancora consentirsi il lusso di bagnarsi in quelle acque, senza alcun rischio per la propria incolumità.

Da ieri ad oggi cosa è successo?
Certamente il boom edilizio, verificatosi in queste zone tra gli anni ‘70 e ‘80, l’aumento demografico, la realizzazione di una rete fognaria che canalizza tutto in quelle acque, senza un’adeguata depurazione, hanno influito molto. Parliamo di un’epoca in cui, probabilmente, non c’era grande sensibilità politica per il problema ambiente e di conseguenza non c’erano norme severe. Questa concomitanza di fattori ha contribuito a ridurre il torrente in una fogna a cielo aperto, in poco più di un ventennio, situazione che è progressivamente peggiorata fino ai giorni nostri.

Di chi sono le responsabilità?
Potrà stupire che i Comuni, ovvero le Amministrazioni che si sono succedute nella valle negli ultimi trent’anni, hanno un ruolo quasi marginale nella faccenda e dividono la colpa con una straordinaria quantità di enti interessati:

  • Corpo Forestale dello Stato: è l’ente che provvede alla supervisione dei corpi idrici superficiali e, in generale, della situazione ambientale dell’area di competenza.
    Inutile dire che non ha mosso un dito. Non è stata fatta nemmeno una segnalazione all’A.R.P.A. (Agenzia Regionale Protezione Ambientale), per far effettuare un’analisi delle acque, atto che rientra nei compiti del Corpo.
  • Consorzio di bonifica Valle Telesina
    Il suddetto ente, al quale annualmente paghiamo una lauta tangente, ha una miriade di ruoli legati alla gestione delle acque superficiali (fiumi, torrenti, valloni). Tuttavia sappiamo tutti che nella valle ha realizzato ben poco e siamo, quindi, tutti contenti di sapere che per anni abbiamo stipendiato persone che hanno sonnecchiato sulle poltrone!
  • Regione: provvede alla supervisione attraverso l’ A.R.P.A., che a sua volta comunica i dati all’A.N.P.A., l’agenzia nazionale (art 3, comma7), che è così il supervisore del supervisore del supervisore.
  • Comuni: sono loro a provvedere alla gestione degli impianti fognari e alla adeguata depurazione.

Come è possibile definire l’attuale condizione del torrente?
Alla definizione “Pessimo” dell’allegato 1 si legge: “I valori degli elementi di qualità biologica del tipo di corpo idrico superficiale presentano alterazioni gravi (1) e mancano ampie porzioni delle comunità biologiche di norma associate al tipo di corpo idrico superficiale inalterato. La presenza di microinquinanti, di sintesi e non di sintesi, è in concentrazioni da gravi effetti a breve e lungo termine sulle comunità biologiche associate al corpo idrico di riferimento (2).

Sul punto 1, per avere dei dati certi, sarebbe necessaria un’analisi effettuata dai tecnici dell’ARPA. Per quanto riguarda il punto 2, basta la memoria di chi conosce le zone in questione, per assicurare che quello che c’era prima oggi non c’è più, o per meglio dire, non c’è più nulla o quasi delle specie animali o vegetali che popolavano quelle acque. In tal caso parte della responsabilità è da attribuirsi all’inciviltà di coloro i quali hanno sfruttato il torrente come discarica occasionale, di altri che l’hanno inquinato con calce e sostanze varie per il gusto di pescare qualche rana o poco più.
Infine, molto grave è stato (e forse è) il ruolo di attività “antropiche”, che scaricano illegalmente in acqua i prodotti di scarto, in particolare per quanto riguarda la lavorazione della pietra e del marmo. Tutte queste polveri e microinquinanti hanno determinato ancor più degli inquinanti classici, o almeno in ugual misura, il declino ecologico del torrente e delle terre circostanti che, in base ad un decreto regio di quasi cento anni fa, sono sottoposte a tutela.
Probabilmente, non basteranno altri cento anni per farci imparare dai nostri errori.

su www.ilfiglianesaro.wordpress.com la discussione

Responses

e che ci siamo giocati!!!!!!!!!!!

si vede che il Corpo Forestale dello Stato è troppo impegnato nella prevenzione e tutela delle aree boschive.

ennesimo scempio nelle Jenga sono giunti sequestri e denunce,ma meglio tardi che mai,anche se il danno è elevato chi sa da quando andava avanti e quanti sapevano istituzioni e guardie forestali comprese ,
http://www.ilquaderno.it/index.php?categoria=103&articolo=15294&sezionenotizie=10

era cosi palese che la sottrazione di materiale dall’alveo del fiume pensavo fosse autorizzato per la pulizia da parte della Provincia,io che non sono competente l’avevo notato figuriamoci chi e’ del mestiere,dove guardava? e se non fosse giunta la segnalazione ?
omerta!!!!!!

tutti sapevano e sanno!

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